Saperi locali

“Saperi locali, innovazione tecnologica e sviluppo economico: indagine su un campione di imprese sarde” con questa ricerca, finanziata dal Murst, Sergio Lodde e Antonio Sassu hanno partecipato, con le università di Chieti, Bari, Cosenza, Catania e Palermo, alla pubblicazione di Franco Angeli dal titolo: “Saperi locali, innovazione e sviluppo economico, l’esperienza del Mezzogiorno”, pubblicato nel 2003. Gli autori non hanno bisogno di presentazioni.

Ma è giusto ricordarne il ruolo fondamentale all’interno del Crenos, il Centro di ricerche economiche delle due università sarde e nella facoltà di Scienze Politiche di Cagliari.

Il primo in qualità di docente di Economia politica, del territorio ed Economia pubblica.

Il secondo, come ordinario di Politica economica, già preside della facoltà e attualmente anche presidente del Banco di Sardegna.

Ad entrambi va riconosciuto un altro grande merito: quello di avere dedicato, come pochi altri negli ultimi anni, una ricerca specifica all’artigianato e ad alcune produzioni alimentari della tradizione isolana, affiancando l’analisi empirica dei dati sullo sviluppo locale, al ruolo del capitale umano e l’economia dell’innovazione tecnologica.

L’analisi si è concentrata su un campione di 345 imprese, produttrici di liquore di mirto, torrone, olio d’oliva, pelletteria, tessile artistico, miele, salumi e coltelleria accomunate dal fatto di realizzare prodotti tipici sardi e di operare secondo i criteri e i saperi che derivano da un lungo processo di sedimentazione storica e culturale.

La ricerca analizza alcuni aspetti rilevanti nella vita e nello sviluppo dell’impresa: i comportamenti innovativi, le strategie, l’approccio con il mercato locale ed extraregionale. Le produzioni tipiche sono state a lungo considerate, nel nostro Paese, economicamente marginali.

L’interesse nei loro confronti è sorto solo recentemente, al diffondersi di una nuova concezione dello sviluppo del territorio, che tiene conto della sua vocazione primaria e che si concretizza sulla base di scelte indicate “dal basso”.

Negli ultimi decenni molte produzioni, in precedenza destinate prevalentemente all’autoconsumo hanno generato un tessuto economico che produce per il mercato.

Tale processo di trasformazione è caratterizzato da mutamenti nell’organizzazione delle imprese, nei loro rapporti con i mercati, nei meccanismi di trasmissione delle conoscenze.


Questo lavoro fornisce un contributo importante all’analisi di queste problematiche. Focalizza l’attenzione sul comportamento innovativo, sui fattori che generano rapporti di interazione fra le imprese e l’espansione dei mercati.

E’ interessante, per esempio, sapere che nell’approccio ai mercati internazionali gioca un ruolo fondamentale la matrice culturale dei rapporti fra gli imprenditori, la cui origine va ricercata molto indietro nel tempo.

Esiste una diffusa mancanza di fiducia fuori dall’ambito familiare ed una forte paura che l’omologazione di un marchio comune oscuri la specificità qualitativa del proprio prodotto.

Ogni rapporto commerciale viene inoltre caratterizzato dal timore di perdere il contatto diretto e fiduciario con il consumatore.

La scarsa disponibilità alla cooperazione tra gli imprenditori, è rafforzata dal carattere fortemente competitivo del mercato locale, dove la capacità di conquistare quote di mercato ai danni dei concorrenti è spesso una condizione fondamentale di sopravvivenza.

Lodde e Sassu danno ulteriori spiegazioni talvolta inquietanti, sui comportamenti delle imprese.

Il passaggio dalla produzione informale alla forma di impresa si spiega in parte con il fatto che quest’ultima sia una condizione necessaria per ottenere finanziamenti.

Questa ipotesi è confermata dal fatto che la natalità delle imprese è stata molto elevata negli ultimi tre decenni, periodo in cui le politiche di incentivazione hanno svolto un ruolo importante nella formazione delle nuove imprese.

Le informazioni e gli spunti che questo testo fornisce sono molti e utilissimi. Ne consigliamo la lettura a tutti e ancor di più a chi lavora in quest’ambito e deve fare scelte politiche importanti per il territorio.

E’ un documento preciso, puntuale, obiettivo e quindi anche severo nelle sue valutazioni. Ancora attualissimo, nonostante risalga all’anno 2000.

 

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