Allo sportello bancario le piccole imprese conoscono bene una legge non scritta, la stessa che si osserva alla pompa di benzina: i costi sono rapidi a salire e lenti a scendere. È quanto emerge da un'elaborazione della CNA su dati Banca d'Italia relativi ai tassi applicati ai finanziamenti alle imprese al 31 dicembre 2025, che CNA Sardegna rilancia guardando alla condizione specifica delle imprese isolane, comprese nell'area statistica Sud e Isole.
Il dato più evidente riguarda la dimensione del prestito: a parità di finalità, il denaro costa molto di più a chi chiede meno. Una distorsione che, unita al divario territoriale a sfavore del Mezzogiorno e delle Isole, rischia di trasformare il credito da leva di crescita a fattore di selezione, proprio per artigiani e piccole imprese che rappresentano l'ossatura del tessuto produttivo sardo.
Per i finanziamenti destinati agli investimenti il tasso medio nazionale si attesta al 3,96%, ma varia in modo significativo in base all'importo: si passa dal 3,58% delle operazioni superiori a un milione di euro al 6,08% dei finanziamenti fino a 50mila euro, con un differenziale di 2,50 punti percentuali.
Il quadro è ancora più marcato sui prestiti per esigenze di liquidità, la tipologia più diffusa tra le micro e piccole imprese per pagare fornitori o sostenere una fase di tensione di cassa: il tasso medio nazionale è del 4,95%, ma per le operazioni fino a 50mila euro raggiunge l'8,73%, contro il 3,54% dei finanziamenti oltre un milione. Il differenziale, pari a 5,19 punti percentuali, è più del doppio rispetto a quello registrato sugli investimenti.
Al differenziale dimensionale si somma quello territoriale, che colloca la Sardegna, insieme al resto del Mezzogiorno e delle Isole, nell'area sistematicamente più penalizzata dal costo del credito. Sugli investimenti il tasso medio nell'area Sud e Isole arriva al 4,54%, contro il 3,76% del Nord-Est: un divario di 0,78 punti che sale a 0,43 punti se si guarda ai soli finanziamenti fino a 50mila euro (6,30% contro 5,87%).
Il divario si allarga ulteriormente sulla liquidità: il tasso medio nell'area Sud e Isole è del 5,83%, contro il 4,56% del Nord-Est (1,27 punti), mentre per le operazioni fino a 50mila euro si arriva al 9,55%, contro l'8,23% del Nord-Est, per un divario di 1,32 punti percentuali. In altre parole, un'impresa sarda che chiede un piccolo prestito di liquidità paga, in proporzione, più di qualsiasi altra impresa italiana.
“Anche in Sardegna il credito si conferma un fattore di selezione più che una leva di crescita: alle nostre imprese, soprattutto le più piccole, il denaro costa sistematicamente di più che nel resto del Paese. Un finanziamento fino a 50mila euro serve spesso a comprare un macchinario, digitalizzare un processo o superare una fase di tensione di cassa: se questo tipo di credito resta il più caro in assoluto, il rischio è che gli investimenti vengano rimandati proprio dove servirebbero di più.”
“Il divario Sud/Nord-Est di oltre un punto percentuale sulla liquidità non è un dettaglio tecnico, ma un ostacolo concreto alla competitività delle imprese sarde. Per questo chiediamo garanzie pubbliche più efficaci, un pieno rilancio del ruolo dei Confidi e procedure di valutazione del merito creditizio più attente alla storia e alla qualità dell'impresa, non solo al suo fatturato.” - Luigi Tomasi e Francesco Porcu, rispettivamente Presidente e Segretario Regionale di CNA Sardegna